L’esempio della cultura monastica: la ricerca dell’unita e dell’identità

Di Bernardino MANZOCCHI

Tradizionalmente nella cultura monastica sono tre gli elementi che dividono l’uomo:

Il primo è il peccato. L’uomo sente in se stesso un duplice appello al bene ed al male. Il peccato separa l’uomo non solo da Dio ma anche da se stesso e spezza così l’unità interiore.

Il secondo è il dubbio. Questo sdoppiamento dell’anima si manifesta nell’esitazione o nella perplessità ansiosa davanti alle incertezze.

Il terzo è il tempo. Ogni uomo fa esperienza del tempo in due forme: l’attaccamento e la nostalgia del passato e l’attrazione e il desiderio dell’avvenire. Nei due casi, l’uomo è strattonato nel presente tra il passato che non gli appartiene più e il futuro che ancora non gli appartiene.

Con la parola “identità” siamo soliti riferirci all’insieme delle caratteristiche che rendono qualcuno quello che è, distinguendolo da tutti gli altri. È una parola che rimanda anche a concetti complessi ma molto utilizzati quali ad esempio “formazione dell’identità”, “identità culturale”, “crisi d’identità”.

Esiste una relazione tra: Ruoli, Identità e Sé, dal momento che ogni situazione, episodio o relazione, generano cambiamenti o aggiustamenti nella propria consapevolezza delle cose. Da questa relazione la persona cerca generalmente di mantenere una uniformità tra le sue azioni e la persona che egli conta o pretende di essere. L’individuo dunque non resta passivo di fronte al generarsi di “significati” che lo riguardano e che producono la rappresentazione di se stesso e il suo senso d’identità personale. L’individuo partecipa attivamente ad avere una spiegazione delle varie situazioni che siano coerenti con l’immagine che ha di se stesso.

La conquista è vivere il presente. Per farlo l’uomo deve ridiventare semplice e restaurare l’unità perduta.

Divisione > Unità > Identità

Ma come può l’uomo “complesso” ridiventare semplice? Il “semplice” non è qualcosa di già aperto, che si capisce da sé, senza alcuno sforzo. Il semplice è qualcosa che non è difficile da capire, ma che comporta uno sforzo e un lavoro per capirlo. L’uomo per diventare semplice deve recuperare l’unita interiore. L’unita interiore è una conquista, non è un dato di natura, è frutto della conoscenza e accettazione di noi stessi attraverso un progressivo accompagnamento spirituale, se ci lasciamo illuminare e trasformare dal nostro percorso di fede. Una persona si realizza nella misura in cui ha un principio interiore che si rivela in tutto il suo modo di essere, donandogli una fisionomia inconfondibile e un’unità d’azione.

L’unità interiore, quindi, è la base dell’identità ed è il segreto per raggiungere la realizzazione personale, la santità, e la fecondità apostolica. Nel credente l’unità interiore dipende da un principio di fede, vissuto in tutta la sua esigenza e portato in tutte le sue conseguenze. Tutto ciò che egli realizza, porterà il sigillo della sorgente profonda da cui proviene. Gli autori cristiano medievali insistono sulla necessita della solitudine e della contemplazione per unificarsi. Il monaco non è solo colui che vive solo, ma colui che tende ad essere unificato o meglio colui che tende all’unità. La vita monastica è l’istituzionalizzazione di uno stile di vita fatto per restituire a chi lo pratica l’unita interiore. La Regola di san Benedetto rende possibile questo percorso unificante.

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