Per un rinnovamento cristiano delle famiglie e delle parrocchie alla luce di San Benedetto

di Don Massimo Lapponi.

L’insegnamento immortale di San Benedetto è fondato sulla sua stessa esperienza. Quando egli era un ragazzo andò dalla sua città di provincia a Roma per i suoi studi di alto livello, come molti giovani oggi vanno all’università. Ma cosa trovò? Vide che i giovani studenti passavano il loro tempo libero nella dissolutezza. Che tipo di scuola è questa – pensava – che non insegna ai giovani a vivere bene ma insegna loro solo ad apprendere? Questo insegnamento inutile porta le persone all’inferno! Così egli fuggì da Roma e si ritirò sulle montagne per pregare Dio di illuminarlo. Dopo che Dio lo portò a consacrarsi alla vita monastica e dopo molti anni di esperienza, scrisse la sua Regola.

All’inizio della Regola egli scrive che vuole creare una “scuola”, ma la sua scuola sarà diversa dalla scuola del mondo che egli ha abbandonato: non sarà una scuola di apprendimento, ma “la scuola del divino servizio “- o, possiamo dire, la scuola di una vita buona .

Una vita buona non può essere una vita singola, perché nessuno vive da solo e, se uno vuole vivere una buona vita ma la sua famiglia o gruppo non ha un buon comportamento, lui o lei sarà ostacolato nei suoi sforzi verso una vita buona. Ecco perché gli apostoli non hanno istruito singole persone, ma comunità e famiglie. San Benedetto segue l’esempio degli apostoli e nella sua Regola istruisce le persone a vivere insieme una vita santa, seguendo le regole buone e sante per una vita comune quotidiana. E i suoi insegnamenti non sono generali e astratti, ma molto pratici e tali da imprimere una forma buona e santa alla vita comunitaria di tutti i giorni.

San Benedetto insegna:

ad alzarsi presto al mattino, senza pigrizia;

ad essere obbediente e umile; ad avere momenti comuni di preghiera a orari prestabiliti e ad essere puntuale senza indugio;

a lavorare con cura anche e soprattutto nei più umili lavori;

a parlare con saggezza e dolcezza;

ad avere un reciproco accordo di carità per il buon ordine della vita comune sotto l’autorità caritatevole dell’abate.

Questa scuola del servizio divino è stata organizzata per le persone consacrate. Ma dobbiamo considerare che è stata pensata come una protesta contro la fallace scuola del mondo. Le critiche di san Benedetto alla scuola del mondo erano fondate? Sicuramente lo erano, e non solo per la scuola del suo tempo, ma forse ancor più per la scuola del nostro tempo! Non è forse vero che le nostre scuole superiori non sono solo scuole di apprendimento, ma anche e ancor più i maggiori centri di dissolutezza della nostra gioventù?

Si può obiettare che la Regola di San Benedetto è fondata sulla rinuncia ai beni su cui si basa la vita familiare: la sessualità, la proprietà e la libertà personale, attraverso i voti di castità, povertà e obbedienza. Ma dobbiamo osservare che quei voti sono solo l’espressione più perfetta delle principali virtù della vita cristiana: proprio le virtù che sono il vero fondamento della famiglia. Infatti solo sulla castità, la sobrietà e la rinuncia a se stessi si possono fondare un matrimonio e una vita familiare felici. Quindi i giovani che vogliono prepararsi al matrimonio devono essere di fatto come i monaci benedettini nell’osservare i voti di castità, povertà e obbedienza.

Così vediamo che i monasteri benedettini sono destinati a diventare modelli di vita familiare e di ispirazione per il catechismo parrocchiale.

Ora stiamo cercando di organizzare tre cose:

1. Un’istruzione per i giovani che non segua il catechismo tradizionale, fondato soprattutto sul mero apprendimento. In un documento separato spiegheremo quale sarà il metodo di questa istruzione.

2. Esperienze di alcuni giorni per giovani ragazzi in monasteri benedettini maschili e per giovani ragazze in monasteri benedettini femminili, non per avere vocazioni, ma per far loro sperimentare ciò dovrebbe essere la vita quotidiana di una famiglia cristiana. Quindi le nostre istruzioni non saranno solo teoriche.

3. Se quei giovani si convincono del valore di quell’insegnamento e sono felici di seguire un tale ordine di vita, potremmo avere l’ambizione di formare con loro un nuovo gruppo di giovani chiamati “gioventù benedettina”.

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