La Regula e le Grida

Di Bernardino MANZOCCHI.

Volevo dedicare questa riflessione ad alcuni risvolti della legislazione che impattano sulla vita delle comunità intese come luoghi, città o regioni.

Con il termine “Regula” mi riferisco alla Regola di San Benedetto un testo che la tradizione vuole che il Santo abbia dettato nel 534. Essa è composta di 73 capitoli.

Il testo della Regula Benedicti è semplice, essenziale e sistematico. Questo testo porta dentro di sé l’esperienza del monachesimo greco e latino, l’esperienza del diritto romano e l’esperienza dell’organizzazione militare romana. La Regola di San Benedetto è un testo patristico e quindi su di essa c’è una copiosissima letteratura teologica ed esegetica.

Le “grida spagnole” sono una metafora delle norme inefficaci, erano in vigore in Italia a cavallo tra il 1500 e il 1600. Si ricordano, oltre che per la loro inefficacia, per la loro quantità elevata. Manzoni narra che erano emanate per arginare l’utilizzo della malavita da parte dei potenti di allora. La loro inefficacia era talmente elevata che nonostante la loro emanazione, ogni signorotto di allora faceva largo uso dei cosiddetti Bravi per tutelare la propria incolumità, quella dei propri beni e, soprattutto, per vessare i più deboli.

La Regola e le Grida possono essere considerate, a mio avviso, esempi all’opposto, quando le regole sono efficaci esse sono un buon equilibrio tra diritti del singolo e quelli della comunità. Questo equilibrio, appunto tra diritti del singolo e quelli della comunità, è a mio avviso il maggiore insegnamento che può offrire al mondo laico e moderno la Regula Benedicti. Ovviamente, essendo un testo patristico, va saputo leggere come la Bibbia, e, come si potrebbe dire per la Bibbia, la Regula Benedicti non si studia a tempo perso. La serietà di approccio a questo studio è essenziale per capirne i significati e significanti e poi trarne giovamento.

Il mondo di oggi, a mio avviso, è afflitto dalle “grida spagnole” e i “signorotti di oggi” fanno ancora largo uso dei Bravi. Una comunità fondata sul diritto invece deve avere norme semplici, essenziali e sistematiche come la Regula Benedicti.

“Semplici” perché devono essere comprensibili a tutti, “essenziali” perché devono cogliere l’essenza del problema da normare ed infine “sistematiche” perché devono essere complete nel coprire tutti gli aspetti del vivere da regolare.

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