I nuovi orizzonti della scuola di San Benedetto

di Massimo LAPPONI osb.

 

Il senso degli avvenimenti che determinano in modo sostanziale la nostra vita non ci si manifesta immediatamente in tutto il suo valore. Spesso soltanto dopo anni di nuove esperienze, preghiere e riflessioni ci si svelano nuovi orizzoni, che gettano una luce inaspettata non solo sul presente e sull’avvenire, ma anche sul passato e sul vero significato delle nostre scelte, dei nostri incontri, dei nostri impegni trascorsi.

Non solo! Vi sono avvenimenti nella vita dell’uno o dell’altro – o forse di tutti – il cui senso più profondo non si manifesta totalmente per tutto il corso della loro vita, ma ha bisogno, per rivelarsi nella sua pienezza, di più generazioni, o anche di secoli e di millenni.

Un esempio insigne di questo fatto straordinario lo offre l’esperienza di San Benedetto, la cui considerazione non finisce mai di stupirci e di arricchirci.

Almeno due circostanze, degne del massimo interesse, dovrebbero condurci a riflettere sulla vita e sull’opera del patriarca dei monaci occidentali e sulla sua attualità.

La prima è la critica che diverse personalità di grande rilievo culturale hanno portato alla scuola moderna. E potrei fare i nomi, tra gli altri, di Frierich Wilhelm Förster (1869-1966), di Marcel De Corte (1905-1994) e di Ivan Illich (1926-2002). Questi autori, da diversi punti di vista, hanno sollevato obiezioni sostanziali contro la scuola e contro la stessa scolarizzazione nella società moderna. Senza ora entrare nei loro argomenti – tenendo anche presente che quasi certamente vi è stata un’influenza del primo sul secondo e dei primi due sul terzo – non è sorprendente che l’esperienza di San Benedetto nasca proprio da una sua critica radicale alla scuola? Non lo rende questa circostanza sorprendetemente attuale?

Ma, si dirà, la sua critica era rivolta alla scuola del suo tempo, non certamente alla scuola moderna! E qui interviene la seconda circostanza, ancora più degna di nota. Proprio il Förster, che abbiamo nominato per primo, ce la presenta nel modo più esplicito.

Già un secolo fa il grande pedagogista osservava che i nostri centri di studi superiori sono nello stesso tempo i sacrari della scienza e della cultura e i maggiori centri di corruzione sessuale della gioventù. Come si spiega questo paradosso, purtroppo confermato e immensamente aggravato dalle vicende delle nostre università negli ultimi cent’anni, se non con l’inevitabile constatazione che gli studi che si propongono alla gioventù non sono realmente adeguati alla loro formazione umana?

Ma non era esattamente questa la conclusione a cui era giunto il giovane Benedetto in seguito alla sua breve esperienza degli studi superiori nella Roma del suo tempo?

Rileggiamo la narrazione di questo episodio nel secondo libro dei “Dialoghi” di San Gregorio Magno:

«[Benedetto] era nato da nobile famiglia nella regione di Norcia. Pensarono di farlo studiare e lo mandarono a Roma dove era più facile attendere agli studi letterari. Lo attendeva però una grande delusione: non vi trovò altro, purtroppo, che giovani sbandati, rovinati per le strade del vizio. Era ancora in tempo. Aveva appena posto un piede sulla soglia del mondo: lo ritrasse immediatamente indietro. Aveva capito che anche una parte di quella scienza mondana sarebbe stata sufficiente a precipitarlo intero negli abissi. Abbandonò quindi con disprezzo gli studi, abbandonò la casa e i beni paterni e partì, alla ricerca di un abito che lo designasse consacrato al Signore. Gli ardeva nel cuore un’unica ansia: quella di piacere soltanto a Lui. Si allontanò quindi così: aveva scelto consapevolmente di essere incolto, ma aveva imparato sapientemente la scienza di Dio».

Questo episodio a prima vista sembra riguardare da vicino soltanto quanti, al seguito di Benedetto, disprezzando quello che chiamiamo il “mondo” a causa degli abusi che ne fanno gli uomini, decidono di lasciare tutto per consacrarsi soltanto a Dio. E certamente fu questo il sentimento di San Benedetto e del suo biografo.

Ma il seguito della storia ci svela che, forse, di là dalle loro intenzioni coscienti, la vicenda che essi avevano vissuto e narrato avesse un valore immensamente più universale.

Il giovane Benedetto fugge nella solitudine del Sacro Speco di Subiaco e lì rimane per circa due anni in cerca della luce di Dio sulla sua vita. In seguito gli avvenimenti provvidenziali lo portano a fondare delle cominità monastiche, prima a Subiaco e poi a Montecassino, e, dopo una lunga esperienza, a scrivere la sua famosa Regola.

Ora, all’inizio della Regola che cosa leggiamo?

«Bisogna dunque istituire una scuola del servizio del Signore».

Una scuola! Dunque Benedetto, dopo aver lasciato una scuola, più che inutile, dannosa, era stato condotto dalla provvidenza di Dio a creare un’altra scuola, utile e benefica.

Ora dobbiamo chiederci: le critiche fatte dal giovane Benedetto alla scuola del mondo erano fondate o infondate? E se erano fondate, lo erano soltanto per chi si sentiva chiamato alla vita consacrata o per tutti? La risposta è scontata: le critiche erano fondate, e non solo per quanti avevano una particolare vocazione religiosa, ma per tutti.

E le sue critiche erano fondate soltanto per la scuola del suo tempo, o non lo sono anche, e più, per la scuola di oggi? Indubbiamente lo sono anche per la scuola di oggi!

Sorge, dunque, spontanea e inevitabile la domanda: se qualcuno, in opposizione ad una scuola non adatta al fine di formare adeguatamente la gioventù, ne crea un’altra alternativa, che invece risponde allo scopo, questa nuova scuola avrà valore soltanto per un gruppo ristretto di persone o non piuttosto per tutti? Ovviamente, se la critica alla scuola del mondo era giusta e se la nuova proposta risponde realmente alle esigenze che l’altra non era in grado di soddisfare, la nuova scuola alternativa, per sua propria intima natura, ha un valore universale.

Ma, si dirà, San Benedetto non era cosciente di questo e la sua scuola era riservata solo a quanti erano chiamata ad abbandonare il mondo in vista di una totale consacrazione a Dio. Verissimo! Ma, come si è detto all’inizio, spesso il senso profondo degli avvenimenti non si svela subito e, anzi, a volte non si svela interamente neanche nel corso della vita di chi li ha vissuti personalmente, ma solo dopo secoli o millenni. E questo è proprio il caso dell’esperienza di San Benedetto!

Come è possibile? si obietterà. La Regola di San Benedetto prevede che chi la segue abbracci le tre rinunce radicali, rappresentate dai voti basilari della vita consacrata: i voti di castità, di povertà e di obbedienza. La vita della maggior parte degli uomini e delle donne, di quanti, cioè, non hanno la vocazione alla vita consacrata, è fondata sull’amore coniugale, sull’uso dei beni creati e sulla libertà personale. Come, dunque, si può applicare a loro una scuola fondata su quelle rinunce?

La risposta a questa obiezione parte dalla considerazione che l’amore tra l’uomo e la donna, l’uso delle ricchezze create e la libertà personale sono, sì, i doni più gradi fatti da Dio all’uomo e i fondamenti della sua felicità, ma sono anche, nello stesso tempo, le sue più grandi tentazioni, capaci di condurre alla più tragica rovina individui, famiglie e popoli interi, come l’esperienza di tutti i tempi abbondantemente dimostra.

Ora, queli erano le cause che inducevano la gioventù studiosa del tempo di Benedetto – e quella del nostro tempo – ad approfittare degli anni di studio per darsi ad una vita depravata? Proprio la tentazione ai facili “flirt” amorosi e all’abuso irresponsabile delle risorse per il proprio divertimento e della propria libertà, insofferente di controllo.

Cedendo a queste tentazioni nell’adolescenza, i giovani si preparano veramente alla vita? Si suppone che quanti non sono chiamati alla vita consacrata siano indirizzati al matrionio e alla vita familiare. E quali disposizioni sono più contrarie alla vita familiare della sregolatezza sessuale, dell’uso irresponsabile delle ricchezze e della libertà incontrollata? Non è, dunque, del tutto ragionevole che i tre voti della vita religiosa siano rispettati anche dalla gioventù, come adeguata e necessaria preparazione al matrimonio? E che il loro spirito presieda all’uso dei beni terreni anche nella vita familiare, perché non si scada nell’abuso, che tutto porta alla rovina?

«Il seme caduto in mezzo alle spine sono coloro che, dopo aver ascoltato, strada facendo si lasciano sopraffare dalle preoccupazioni, dalla ricchezza e dai piaceri della vita e non giungono a maturazione» (Lc 8, 14).

Certamente questa ammonizione non implica una generale vocazione alla vita consacrata, ma essa illumina la vita di tutti gli uomini, mostrando loro come lo spirito di rinuncia all’idolatria dei beni creati sia la sola via per la quale il buon seme divino possa giungere a maturazione. E proprio la scuola di San Benedetto, ponendo l’accento su ciò che è essenziale – la formazione interiore dell’uomo – e collocando soltanto nel loro proprio ruolo ausiliario le pur necessarie e preziose utili doti e competenze umane, appare oggi come il buon terreno adatto a favorire lo sbocciare di un divino frutto sovrabbondante.

La vita monastica, dunque, manifesta, nella maturità dei tempi, il suo pieno senso di luminoso modello per tutti gli uomini, di città sul monte, nella quale l’apparente rinuncia custodisce, invece, la vera sostanza dell’amore, della ricchezza e della libertà, quali si sono realizzate in Cristo, crocifisso per amore della Chiesa, sua sposa, signore di tutto il mondo per la spontanea dedizione degli uomini, da lui conquistata, e sovranamente libero nell’obbediente adesione alla volontà salvifica del Padre.

  «Man mano che si avanza nella vita monastica e nella fede, si corre per la via dei precetti divini col cuore dilatato dall’indicibile soavità dell’amore. Così, non allontanandoci mai dagli insegnamenti di Dio e perseverando fino alla morte nel monastero in una fedele adesione alla sua dottrina, partecipiamo con la nostra sofferenza ai patimenti di Cristo per meritare di essere associati al suo regno» (Regola di San Benedetto, Prologo).

 

Rinnovamento_Ben

Rinnovamento Benedettino

Centro Teologico BENEdettino Blog

ctbene.wordpress.com